I miei lavori

I progetti

Salve, mi chiamo Daniele Deriu e sono un autore di progetti fotografici concettuali a forte connotazione sociale.

Mi definisco “concettuale” perché non mi limito a catturare la realtà, ma utilizzo metafore e simboli visivi per esprimere stati d’animo. Qui puoi osservare alcuni dei miei progetti.

le cicatrici della vita scars of life, series le cicatrici della vita
Ho sempre mostrato i “segni di una lotta” nei miei lavori… alcune volte appena percepiti, altre volte assai più evidenti. Le cicatrici servono a ricordarci che siamo dei sopravvissuti. Sono le memorie delle nostre battaglie, le ustioni dei nostri personali inferni. Alcune donne hanno accettato di mostrarle, di lasciare una testimonianza. “Ecco guardate”, dicono, "dall’inferno si può tornare. Lottare non è vano".
Le parole uccidono due volte Se l'è cercata Le parole uccidono due volte
Ho passato gli ultimi quattro anni a raccogliere dal web commenti sconcertanti a post e articoli di cronaca che raccontavano di ogni tipo di violenza perpetrata nei confronti delle donne in quanto donne, violenza che spesso sfociava nello stupro e nel femminicidio. L’idea dominante è quella che vede le donne, vittime, in parte responsabili se non addirittura “causa” dei crimini commessi dai loro carnefici, mentre l’uomo è colui che “è stato provocato”, che “perde la testa”, che ha un “raptus” e uccide per “troppo amore”. L’espressione “se l’è cercata”, pronunciata apertamente oppure sottintesa, resta tra le più diffuse.
I miei omaggi alla festa della Donna March, 8 (no rules) I miei omaggi alla festa della Donna
Alcuni lo sanno. Nei miei lavori non compare mai lo sguardo… è sempre in “ombra”, celato, oppure “tagliato”… mai presente quindi, anche se spesso “percepito”. Da un paio di anni ho introdotto una piccola eccezione. Il ritratto per la “festa della donna”. Ci tengo a che tutte le donne, in questo giorno, possano mostrare il loro sguardo.
L'assenza ci definisce Absentia L'assenza ci definisce
Apro questa nuova galleria (in cui sporadicamente inserirò lavori) in nome dell’Assenza. Alcuni filosofi sono stati chiari in merito a questa faccenda: la felicità è irraggiungibile. Forse per via della sua proprietà “elastica”, per dirla con Bauman: appena la felicità si “tende” verso di noi, a pochi centimetri dalla nostra mano (dandoci quasi l’illusione di poterla raggiungere), ecco che subito si ritrae.
La quiete Everywhen La quiete
«(…) Non la quiete del violino finché dura la nota – non quella soltanto – ma la coesistenza, o diciamo che la fine precede il principio e la fine e il principio erano sempre lì, prima del principio e dopo la fine. E tutto è sempre ora.» (Thomas S. Eliot)
(2014) illusions perdues (2014)
«Nessun organismo vivente può continuare per molto a mantenere la propria sanità mentale in condizioni di assoluta realtà» (Shirley Jackson, “The Haunting of Hill House”, 1959)
(2014) Umbram venti (2014)
«Dove le ombre crescono, sin quasi a trasparire luce, sui portali del giorno, io soffro la dolente immagine del mio pallido vivere malcerto. Dove già s’ode stridere catena rugginosa di brama e di condanna so che cadrò dannata dai miei limiti.» (Alda Merini, “Dove le ombre crescono”)
(2013) Distopian vision (2013)
«Reality exists in the human mind, and nowhere else.» (George Orwell, “1984”, 1949)
umbrae gallery Pantomime umbrae gallery
«Siamo strumenti musicali dalle diverse tonalità emotive... suoniamo spartiti armonici, quando possiamo. Altre volte, più spesso di quanto non siamo disposti ad ammettere con noi stessi, suoniamo un’unica e lunga nota…Come una disperata richiesta di aiuto».
exhibition 2012 Dystopia exhibition 2012
«Come nella celebre litografia delle “Mani che disegnano” di Escher, dove una mano disegna l’altra in un vortice senza soluzione di continuità, noi resteremo prigionieri di noi stessi… o magari prima o poi il nostro animo prenderà a “disegnare” nuove città ribaltando la realtà di una società perversa e distopica come quella odierna.» (Dalla presentazione di “Dystopia", Londra, 2012)
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