Dystopia, photographic exhibition

Utopia: A place, state, or condition that is ideally perfect in respect of politics, laws, customs, and conditions.

Dystopia: A futuristic, imagined universe in which oppressive societal control and the illusion of a perfect society are maintained through corporate, bureaucratic, technological, moral, or totalitarian control. Dystopias, through an exaggerated worst-case scenario, make a criticism about a current trend, societal norm, or political system.

The Dystopian Protagonist:

• often feels trapped and is struggling to escape.
• questions the existing social and political systems.
• believes or feels that something is terribly wrong with the society in which he or she lives.
• helps the audience recognizes the negative aspects of the dystopian world through his or her perspective.

Presentazione di Dystopia, mostra fotografica personale di Daniele Deriu: “Perché distopia”?

 

«Siamo creature complesse alla perenne ricerca di senso… e il fatto di vivere in un mondo caotico, entropico e senza senso non ci aiuta. Cerchiamo di sopperire alla mancanza di risposte con tecno-miti o con una spiritualità spesso “scomposta”. La verità è che la maggior parte di noi vive assai peggio dei nostri progenitori, segno che Le Società non tendono al sublime e che persino un ipotetico piano pedagogico divino appare più oscuro che mai.

La nostra idea di utopia si scontra quotidianamente con la distopia che ci circonda. E’ uno scontro feroce che ci dilania le carni e l’identità. Questo è il motivo per cui tutte le immagini che compaiono in questo contesto sono prive di volto, oscurate, nascoste dall’ombra o da una maschera. Soggetti che rifuggono la luce, spesso con evidenti segni di lotta sulla pelle. E’ l’apocalisse del sé. Noi non sappiamo più chi siamo, o peggio, temiamo di scoprirlo. La narrazione vagheggiata dagli utopisti moderni attraverso i media non funziona più perché ora si avverte netta la realtà dolorosa e oppressiva dentro di noi. Il mal di vivere è assai più comune di un raffreddore e molto più letale.

Forse l’esercizio che ci salverà, se ha senso parlare di salvezza, è la ricerca di un equilibrio che sfocia dal conflitto. L’ordine che nasce dal chaos, come nella celebre litografia delle “Mani che disegnano” di Escher, dove una mano disegna l’altra in un vortice senza soluzione di continuità… o magari prima o poi il nostro animo prenderà a “disegnare” città nuove ribaltando la realtà di una società perversa e distopica come quella odierna.

Nemmeno a dirlo, io ne dubito.»

 

Daniele Deriu, “Dystopia, photographic exhibition”

Londra, luglio 2012

 

 

 

(L’immagine che compare sull’invito della mostra Dystopia è “inquietude with Chinese vase”, di Daniele Deriu)

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