Il soldato caduto

«Infine, è quasi sera, uno schianto. L’epilogo della tremenda battaglia di un pover’uomo. Il cielo sopra, immenso e muto. Eppure, ne sei certa, una misericordia immensa ora abbraccia quel soldato travolto e caduto.»

(…)

 

Nota a margine: per l’editorialista dell’Avvenire il “soldato caduto” è Fausto Filippone, che prima di saltare a sua volta ha probabilmente ucciso la moglie Marina e lanciato da un cavalcavia la sua bambina, Ludovica, di 10 anni.

Ora, io apprezzo sempre la misericordia cattolica (quando ben distribuita) ma quello che mi indispone qui è questo genere di narrazione, questo “lirismo” che sbilancia ingiustamente i fatti.

L’uomo ha certamente vissuto una tragedia, ma non è lui la vittima e di certo non è lui l’eroe di questa storia.
Magari mi sbaglio ma tutto, per me, è riconducibile a questo distorto e folle senso del possesso che hanno molti uomini e che li porta a decidere delle vite delle donne che orbitano attorno alla loro sfera d’influenza.
Stanno male, magari vengono abbandonati e decidono di farla finita, ma non se ne vanno via da soli… devono sempre portarsi dietro qualcuna, come dei novelli cultori del dio Ra, con il bisogno di morire preceduti dalle mogli e dalle concubine.

In questo non c’è niente di eroico e nemmeno niente di misericordioso.

In questo Paese c’è un problema culturale che porta a considerare le donne come “cose” di proprietà del troglodita di turno… e se anche un editorialista (donna) non riconosce chi è, tra gli attori, il carnefice con un folle senso del possesso e chi sono le sue vittime, i veri “soldati caduti”… allora stiamo tornando indietro di quarant’anni e sarà tutto tempo non semplice da recuperare.

 

“untitled” © Daniele Deriu

 

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