{"id":960,"date":"2013-05-17T04:06:33","date_gmt":"2013-05-17T02:06:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.illogico.it\/?p=960"},"modified":"2013-05-19T04:12:17","modified_gmt":"2013-05-19T02:12:17","slug":"memento-mori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.illogico.it\/?p=960","title":{"rendered":"memento mori"},"content":{"rendered":"<p>\u00ab<strong>Le fotografie post mortem<\/strong> (altrimenti conosciute come <strong><em>memento mori<\/em><\/strong>, letteralmente: &#8220;Ricordati che devi morire&#8221;) sono una pratica fotografica sviluppatasi nell&#8217;epoca vittoriana e caduta in disuso attorno agli anni &#8217;40 del novecento. Prima dell&#8217;invenzione della dagherrotipia nel 1839, l&#8217;unico modo per tramandare la propria immagine era farsi fare un ritratto e moltissima gente non poteva permetterselo dati i costi elevati.<\/p>\n<p><strong>Dopo l&#8217;avvento della fotografia<\/strong> la gente inizi\u00f2 a farsi fotografare assieme ai defunti per avere un ricordo indelebile di essi. Gli studi fotografici dell&#8217;epoca si organizzarono di conseguenza, organizzando le pose delle foto post mortem sia a casa del defunto, sia presso il loro studio. Le foto post mortem furono particolarmente in voga nell&#8217;Epoca vittoriana, ove il tasso di mortalit\u00e0 infantile era molto elevato e non di rado le fotografie post mortem erano l&#8217;unica foto che i genitori avevano dei loro figli. Questo aspetto spiegherebbe perch\u00e9 i soggetti siano per lo pi\u00f9 ritratti come se ancora fossero in vita; con gli occhi aperti, o cos\u00ec dipinti, o addirittura impegnati in piccole attivit\u00e0 quotidiane. Tuttavia, l\u2019abbondanza di fotografie post mortem che ritraggono soggetti di cui si conservano numerosi altri scatti (ottenuti quando questi erano in vita), non permette di affrettare conclusioni. Alcuni recenti studi tendono a dimostrare che l&#8217;usanza vada ricondotta a pi\u00f9 antiche e radicate pratiche di tanatometamorfosi (trattamento delle spoglie). In questo caso, esse rappresenterebbero una sorta di mummificazione visiva, dove la sembianza di vita sia resa necessaria per esprimere lo stato di salute dello spirito del defunto.<\/p>\n<p><strong>La successiva invenzione delle carte da visite<\/strong>, cio\u00e8 delle foto ritratto che consentivano di stampare pi\u00f9 copie da un unico negativo, permise che le immagini fossero inviate ai parenti in ricordo dei defunti.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.illogico.it\/?attachment_id=965\" rel=\"attachment wp-att-965\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-965 alignleft\" style=\"margin: 5px;\" title=\"220px-Victorian_era_post-mortem_family_portrait_of_parents_with_their_deceased_daughter\" src=\"http:\/\/www.illogico.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/220px-Victorian_era_post-mortem_family_portrait_of_parents_with_their_deceased_daughter.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"306\" srcset=\"https:\/\/www.illogico.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/220px-Victorian_era_post-mortem_family_portrait_of_parents_with_their_deceased_daughter.jpg 220w, https:\/\/www.illogico.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/220px-Victorian_era_post-mortem_family_portrait_of_parents_with_their_deceased_daughter-215x300.jpg 215w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a>Le prime foto post mortem raffiguravano<\/strong> solamente il viso o il busto ma raramente includevano la bara. Nel periodo dal 1840 al 1860 era di uso posizionare il cadavere in un divano, con gli occhi chiusi e la testa appoggiata a un cuscino, in modo da sembrare addormentato in un sonno profondo. Negli anni a seguire si inizi\u00f2 a rappresentare i cadaveri come se fossero in vita, seduti sulle sedie e con gli occhi aperti; i bambini, invece, sono spesso mostrati mentre riposano su un divano o in una culla, a volte con un giocattolo preferito o con degli animali domestici. I bambini molto piccoli venivano sovente fotografati nelle braccia della madre. L&#8217;effetto della vita a volte \u00e8 stato rafforzato aprendo gli occhi o dipingendoli sulle palpebre e le guance del cadavere venivano colorate di rosa. Successivamente le foto post mortem si limitarono solamente a mostrare il soggetto in una bara, tralasciando la componente realistica della foto.<\/p>\n<p><strong>Questo tipo di fotografia \u00e8 ancora praticata<\/strong> in alcune regioni del mondo, come l&#8217;Europa orientale e pi\u00f9 in generale tra i fedeli delle chiese europee orientali sono diffuse foto di santi situati nelle loro bare. Ancora oggi nei cimiteri \u00e8 possibile vedere questo genere di foto: esse ritraggono generalmente bambini morti pochi giorni dopo il parto.\u00bb<\/p>\n<p>(Estratto da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera &#8211; per ora -)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Oh, s\u00ec&#8230; la natura umana \u00e8 assai strana<\/strong><\/em>&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cmemento mori\u201d, [umbrae gallery] photo-artwork Daniele Deriu, 2013 \u00a9 All Rights Reserved<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLe fotografie post mortem (altrimenti conosciute come memento mori, letteralmente: &#8220;Ricordati che devi morire&#8221;) sono una pratica fotografica sviluppatasi nell&#8217;epoca vittoriana e caduta in disuso attorno agli anni &#8217;40 del novecento. 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